p 222 .

Paragrafo 2 . La libert.


Il tema della libert: La leggenda del Grande Inquisitore.
     
La  leggenda del Grande Inquisitore costituisce il quinto capitolo
del   libro   quinto  del  romanzo  I  fratelli  Karamazov(19)   e
rappresenta,  secondo  un  giudizio  generalmente  accettato,   il
vertice del pensiero di Dostoevskij. Essa esprime a un livello  di
eccezionale  profondit filosofica la dialettica libert-felicit,
e si risolve in un inno alla libert e a Cristo.
     
     p 223 .
     
     L'incontro   fra  il  Grande  Inquisitore  e  Cristo,   nella
Leggenda,   diventa  il  confronto  tra  due  opposte   concezioni
dell'uomo.
     La prima - quella dell'Inquisitore-Anticristo, rappresentante
per  eccellenza della Chiesa cattolica - consiste nel ritenere che
gli  uomini,  a parte alcune eccezioni, siano deboli  e  bisognosi
d'aiuto,  e  che  il fardello della libert, della responsabilit,
del  peccato  sia  troppo pesante per loro. Essi desiderano  sopra
ogni  cosa  la  sicurezza economica (non  ci  sono  peccatori,  ma
affamati),   e   che  qualcuno  tolga  loro  il   peso   di   ogni
responsabilit.
     La  seconda  -  quella di Cristo - pone la libert  dell'uomo
come  valore  supremo. Per questo Egli  accusato dall'Inquisitore
di non amare gli uomini, di non tener conto delle loro debolezze e
delle  loro miserie, di avere un'opinione troppo alta di loro.  La
maggior  parte  degli  uomini sono ribelli, ma  ribelli  deboli:
perci  si  sono rivoltati contro di Lui e si sono  schierati  con
l'Inquisitore  - non pi discepolo di Cristo ma dell'Anticristo  -
che  si  dimostra  comprensivo verso la loro natura  debole  e  li
aiuta, togliendo loro il peso della responsabilit e garantendo il
pane  e  la  giustizia sociale. Per il loro bene  e  per  la  pace
universale  l'Inquisitore  aveva  accettato  il  grande  peso  del
potere. Alla fine del dialogo Cristo, che ha ascoltato in silenzio
l'Inquisitore, viene invitato ad andarsene. Risponde con un  bacio
e si allontana.
     Per  la  sua analisi Dostoevskij elabora una nuova  forma  di
dialettica. I sofisti avevano scoperto la dialettica del  pensiero
come  contrapposizione di idee. Pascal aveva messo in evidenza  la
dialettica  dell'esistenza. Hegel e Marx avevano  sottolineato  la
presenza  della dialettica nella storia.Il filosofo  russo  rivela
l'esistenza  di  una  dialettica  fra  le  idee  (o,  meglio,   le
ideologie) e la realt. Ne La leggenda egli utilizza questo  nuovo
tipo di procedimento dialettico per comprendere il cattolicesimo e
il socialismo.
     
Dostoevskij e il cattolicesimo.
     
A una prima lettura, La leggenda sembra trattare dell'Inquisizione
spagnola  e  della Chiesa cattolica. Agli occhi di Dostoevskij  il
cattolicesimo,  nella  figura  del  papa,  aveva  tradito  Cristo,
cedendo  alla tentazione demoniaca del potere terreno per il  bene
dell'uomo. Questa colpa storica della Chiesa cattolica fa  s  che
il  cattolicesimo  si  configuri come vera  e  propria  eresia,  e
sarebbe  anche all'origine della reazione protestante. La  notizia
della  fine  dello Stato della Chiesa, avvenuta nel  1870  con  la
conquista  di  Roma  da  parte delle truppe  italiane,  riemp  lo
scrittore russo di profonda soddisfazione. Egli previde il  rapido
declino dell'istituzione papale, fino alla sua scomparsa.
     Dostoevskij  individua  gi nel cattolicesimo  la  dialettica
libert-pane, che sar tipica del socialismo.Constatato che l'uomo
ama il pane pi della libert, la Chiesa cattolica ha ritenuto che
per amore dell'uomo bisognasse dargli quello che chiedeva.A questo
punto   era  necessario  il  potere  per  soddisfare  le  esigenze
dell'uomo.Dopo aver motivato eticamente la conquista e la gestione
del  potere,  la Chiesa cattolica era poi caduta nella  tentazione
del potere stesso. Quel potere che invece Cristo aveva respinto in
quanto  tentazione  diabolica, come narra il Vangelo  a  proposito
delle tentazioni nel deserto. Dall'amore per il potere finalizzato
al  bene  dell'uomo, all'amore per il potere fine a se  stesso  il
passo  fu  breve: la Chiesa cattolica si  trovata non  pi  dalla
parte  di  Cristo,  ma  da  quella dell'Anticristo.  Questa    la
conclusione del processo
     
     p 224 .
     
     dialettico  fra  la libert e il pane come  si    realizzato
nella  storia. Le conseguenze sono state le guerre di religione  e
quella reazione che ha portato all'ateismo moderno.
     Dostoevskij era convinto che il papa, abbandonato dai potenti
della  Terra,  prima di soccombere del tutto, avrebbe  cercato  di
riconquistare  il potere perduto, modificando il cristianesimo  in
senso  socialista e alleandosi con il dmos, con  le  nuove  forze
sociali  emergenti. Quest'idea era venuta a Dostoevskij da  quando
aveva  assistito al tentativo di Belinskij(20) di dare una lettura
socialista della figura di Cristo, rendendola accettabile,  anzi
positiva, per il movimento rivoluzionario: anche Cristo era  stato
dalla parte dei poveri del suo tempo, contro i ricchi e gli uomini
di potere.
     
Dostoevskij e il socialismo.
     
I  lettori di Dostoevskij si accorsero subito che, nella Leggenda,
dietro  alla condanna del cattolicesimo stava un'analisi originale
e profonda del socialismo. Egli stesso aveva affermato nel romanzo
I   demoni   che  il  socialismo    una  derivazione  dell'eresia
cattolica,  della quale accetta l'ideale del bene al  potere  dopo
averne  rifiutato  totalmente la dimensione trascendente.(21)  Ci
spiegherebbe - secondo Dostoevskij - perch la Grande  Rivoluzione
del 1789 era scoppiata in Francia, paese cattolico per eccellenza,
e perch la maggior parte dei teorici del socialismo era francese.
     Come   abbiamo   visto,(22)  fra  gli   intellettuali   russi
(intelligencija)  contemporanei di Dostoevskij era  in  corso  una
discussione  molto  accesa e appassionata intorno  al  socialismo,
che,  spesso,  era  considerato come  una  redenzione  del  popolo
oppresso  e  una punizione-espiazione delle classi privilegiate  e
sfruttatrici, con in testa lo zar. Negli anni Sessanta nacquero le
prime  organizzazioni  terroristiche di ispirazione  populista,  e
molti  rivoluzionari  erano  pronti  a  dedicare  tutta  la   vita
all'ideale rivoluzionario.(23) Le opere dei teorici rivoluzionari
     
     p 225 .
     
     furono studiate con grandissimo interesse da Dostoevskij, che
nel Diario di uno scrittore annota: Io ero gi stato iniziato nel
'46 da Belinskij a tutte le verit del socialismo(24).
     Secondo   Dostoevskij,  il  socialismo  ha  due  livelli   di
manifestazione: uno superficiale e uno profondo.
     Il  livello superficiale riduce il socialismo alla  questione
operaia,  al  problema della giustizia sociale e  all'affermazione
dell'uguaglianza fra tutti gli uomini.
     Il  livello  profondo  pone il problema  dell'ateismo,  e  la
questione della Torre di Babele: il desiderio dell'uomo di  dare
la  scalata al cielo per portarlo sulla Terra, di rifiutare Dio  e
di  realizzare con le sue sole forze un uomo nuovo ed una  societ
perfetta, senza ingiustizie sociali, senza violenze, senza guerre.
     In  questo modo Dostoevskij sottolinea il carattere religioso
del  socialismo,  con  il  fascino e la  capacit  di  colpire  la
fantasia  e  il  sentimento.  La dottrina  socialista  afferma  di
fondarsi  esclusivamente  sui  princpi  della  scienza  e   della
ragione,  e  per  questo si dichiara atea: Ma  la  ragione  e  la
scienza  hanno  adempiuto sempre nella vita  dei  popoli  solo  un
ufficio,  secondario  e servile, e cos lo adempiranno  fino  alla
fine  dei  secoli.  I  popoli si compongono e si  muovono  secondo
un'altra forza, che comanda e domina [...] questa forza  la forza
     
     p 226 .
     
     dell'insaziabile  desiderio di arrivare  alla  fine(25).  Si
tratta  di  una  religione senza Dio, ma con una forte  componente
escatologica.(26)
     Secondo  Dostoevskij  i socialisti sono anime  belle,  cio
ingenui,  che non capiscono l'uomo, o meglio, che non lo accettano
per quello che . Affermano che l'uomo  fondamentalmente buono  e
razionale, e che la causa di tutti i mali sia sempre da  ricercare
nella cattiva influenza della societ. Posto in questi termini, il
problema  del  male  appare  di facile soluzione:  basta  cambiare
radicalmente la societ (rivoluzione) e si pu dare finalmente  la
felicit  agli  uomini. Ma - afferma Dostoevskij  -    chiaro  e
comprensibile fino all'evidenza che il male si nasconde  nell'uomo
pi    profondamente   di   quanto   non   suppongano   i   medici
socialisti(27).
     Come  seguace  di Cristo, Dostoevskij si sente sfidato  dalla
dottrina  socialista. Ed  talmente convinto che quella concezione
dell'uomo  sia  sbagliata, da accettare la  sfida:  si  impegna  a
descrivere  come sar veramente la futura societ  socialista,  se
realizzata in coerenza con le premesse teoriche. Da una  parte  il
filosofo  russo vede nel socialismo lo stesso processo  dialettico
interno  al  cristianesimo, dall'altra ne  mette  in  evidenza  la
specificit.Il  socialismo si fonda sulla  constatazione  che  nel
mondo  esiste l'ingiustizia, che per non  ineliminabile;  l'uomo
pu  essere  felice  qui,  su  questa  terra.  A  questo  scopo  
necessario  cambiare radicalmente la societ  e  per  fare  questo
bisogna  prendere  il potere.Tanto  grande  il  bene  che  si  ha
intenzione  di fare, la felicit che si intende portare  all'uomo,
altrettanto  grande  deve  essere il cambiamento  che  si  intende
produrre  (abolire la propriet privata), altrettanto grande  deve
essere  il  potere.  E la libert diventa il  pi  pericoloso  dei
nemici.La conclusione logica di un simile processo non pu  essere
che  un dispotismo e un'oppressione dell'uomo come non ce ne  sono
mai  stati nella storia: Verranno mozzate cento milioni di  teste
di borghesi(28).
     Dostoevskij,  che  era  stato  uno  studioso  attento   della
Rivoluzione francese, riteneva che la borghesia, dopo avere avuto,
in  quella  occasione, il popolo che l'appoggiava,  lo  aveva  poi
tradito (e quindi meritava la rivoluzione socialista come pena per
questo  tradimento).  Egli  pensava che  l'ideale  rivoluzionario,
espresso  nelle famose parole Libert, Fraternit, Uguaglianza  o
la  Morte  (e  sottolineava l'ultima parola, spesso dimenticata),
era  inconsistente e irrealizzabile. Infatti la  libert,  di  cui
parlavano i rivoluzionari, era legata alla ricchezza o per lo meno
al benessere economico; l'uguaglianza era ridotta a un'uguaglianza
formale di fronte alla legge; la fratellanza, infine, non  era  un
risultato  conseguibile con una rivoluzione. Inoltre, dietro  alla
richiesta  di  libert  e di uguaglianza (cio  della  spartizione
della ricchezza) era evidente l'affermazione dell'individualismo e
l'autonomia   del   singolo  dal  sociale.  Lo  scrittore-filosofo
concludeva  la  sua  analisi osservando che solo  gli  uomini  che
avevano  un  milione avevano capito e fatto  proprio  lo  slogan
rivoluzionario.(29)
     Quindi  alla critica al socialismo materialista  ed  ateo  si
affianca  in  Dostoevskij  una  critica,  altrettanto  dura,  alla
borghesia e alla sua ideologia.
     
     p 227 .
     
     Infatti,  anche  il  borghese  ateo  e  incarna  lo  spirito
decadente dell'Occidente; egli ha perso la cognizione del  bene  e
del  male, il senso del peccato, della colpa, del pentimento e del
perdono (ha cio subto un processo di disumanizzazione); egli  ha
perso   il   senso   della  terra  ed    vittima  dell'astrazione
razionalista; infine, egli ha perso l'immagine di Cristo, e al suo
posto ha messo il denaro.
     Contro l'individualismo borghese, Dostoevskij afferma: Tutti
siamo  responsabili di tutto e Ognuno  colpevole per  tutti  di
fronte a tutto(30).
     Il   socialismo  tenter  di  razionalizzare  al  massimo  la
societ; tutti avranno compiti precisi e tutto funzioner come una
grande  macchina;  ma  chi dovr far funzionare  il  sistema  avr
bisogno  di  un  potere  immenso e spietato,  e  la  societ  sar
governata  con  pugno  di ferro. D'altra parte  i  governanti  non
avranno  incertezze e ripensamenti nell'opprimere, perch  saranno
convinti  di  farlo  per  il  bene  del  popolo,  e  questo  scopo
giustificher qualsiasi crudelt e oppressione. Sar  richiesta  a
tutti l'obbedienza assoluta.(31)
     Nella  societ  socialista la lotta sar  rivolta  contro  le
differenze  spirituali  pi che contro  quelle  economiche;  tutti
saranno  controllori e controllati, sar favorita  al  massimo  la
delazione. Siccome una societ del genere  innaturale, essa potr
reggersi solo con il terrore. Sigalev, un personaggio del romanzo
I  demoni,  partendo da Platone, Rousseau e Fourier -  considerati
tre  ingenui  precursori delle idee socialiste -  espone  una  sua
teoria  sociale,  nella  quale fra l'altro afferma:  Partendo  da
un'assoluta  libert,  concludo  con  un  assoluto  dispotismo.  E
aggiungo che tranne la mia soluzione della formula sociale non  ce
ne pu essere nessun'altra(32).
     Molto  probabilmente - concludeva Dostoevskij  -  il  sistema
socialista  sar  accolto perch gli uomini, in maggioranza,  sono
come   bambini,  e  preferiscono  avere  il  pane   assicurato   e
l'uguaglianza  sociale,  piuttosto che  affrontare  i  rischi,  le
incertezze  della  libert  e della responsabilit  personale.  Il
socialismo diventa una risposta alla dialettica libert-pane.(33)
     La  risposta alla decadenza dell'Occidente e alle prospettive
del  socialismo pu venire - per Dostoevskij - solo  da  Cristo  e
dalla  spiritualit  del  popolo russo.  Egli,  infatti,  vede  in
Cristo,  cos  come  era stato conservato nel  cuore  del  popolo
russo,  il  supremo  difensore  della  libert  e  della  dignit
dell'uomo.  Ci  lo spingeva a prevedere che - mentre  l'Occidente
avrebbe  subto  l'esperienza della rivoluzione  e  di  un  regime
socialista  e  quindi sarebbe sprofondato nella barbarie  e  negli
orrori di una violenza infinita - la Russia si sarebbe salvata, ed
avrebbe riportato la civilt di Cristo all'Europa e all'intera
     
     p 228 .
     
     umanit. A oltre cento anni di distanza possiamo esprimere un
giudizio  sulle sue previsioni: egli  stato grande  filosofo,  ma
cattivo profeta!
